Viaggiare è più bello che arrivare

Ogni viaggio lo vivi tre volte: quando lo sogni, quando lo vivi e quando lo ricordi


Il mio viaggio è sempre stato un fine, una necessità legata allo svago, alla vacanza, al diversivo.
Viaggiavo come molti fanno: volevo arrivare il prima possibile, fare il pieno d’ immagini, di souvenir e mettere da parte tutto inventariando perfettamente.

Nel tempo mi accorgevo però che quelle fotografie e quei filmati non mi erano più sufficienti ed i ricordi delle mie mete affioravano da altre sensazioni.
Non era nemmeno più così importante la qualità dello scatto, anzi, finivo per dare rilevanza alla sola perfezione di quei colori relegando in secondo piano il luogo.

Un pò come un libro narrato con una grammatica descrittiva impeccabile ma privo dell’elemento emozionale.

Perché vivevo le mete con l’occhio turistico, con il solo obbiettivo di portare a casa memorie perfette ma plastiche ed artificiali. Sentivo di perdere un lato essenziale del viaggio pur non capendo dove cercare questa mancanza.

Nel 2016 è arrivato il camper e la voglia di riscatto: il sogno di cambiare vita, azzerare il codice fiscale dei primi 48 anni e varare un nuovo capitolo partendo da una pagina bianca.

Tutto ripartiva da lui e tutto è cambiato.

E così, nel mio nuovo modo di interpretare la vita, ho trovato anche il fondamentale piacere di vivere il viaggio.

Ho quindi smesso i panni del turista per diventare uno straniero a tempo pieno.
Non c’era più una meta ma il viaggio doveva durare 365 giorni senza l’obbligo di una tabella di marcia e privo dell’imposizione di tagliare il traguardo.

Viaggiare era più bello che arrivare.

I miei soggetti non erano più le sole opere d’arte, i monumenti, le bellezze artistiche.
Ho imparato a cercare la storia lontano dalle locandine turistiche, frugando nei muri delle vecchie case per immaginare i sapori della vita passata, guardando le persone e fondendomi nelle loro usanze.

Ho bevuto tante tazze di caffè americano di fronte a bellissime albe e tramonti, rimanendo folgorato dall’incontro fra il giorno e la notte.

Mi sono svegliato in riva al mare dopo essere stato cullato la notte dal suono delle onde, passando le giornate a scorgere l’ infrangersi dell’acqua sugli scogli.


Ho apprezzato il silenzio delle montagne cercando le parole attraverso la bellezza e la maestosità, immaginando quelle rocce raccontarmi la loro vita vissuta nel tempo.



Questo passaggio dal materialismo allo spiritualismo è stato il cambiamento di maggior valore derivato dalla mia DEVIAZIONE OBBLIGATORIA (titolo della mia autobiografia che trovi su AMAZON), quello che ha condizionato, più di qualsiasi altro risvolto, il mio carattere.

Le mie fotografie non vogliono andare al di là della superficie, sono piuttosto letture di ciò che sta sopra. Ho una grande fede nella superficie che, quando è interessante, comporta in sé infinite tracce.
RICHARD AVEDON








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Nel 2016 sono stato folgorato da una profezia, abbandonare i muri di mattone per vivere in un camper mansardato di 6.5 metri. Nel 2017 è nato CIVICO ZERO, il più grande diario di bordo di vita in camper. Segui "CIVICO ZERO - La mia vita in camper" su BLOG - FACEBOOK - TWITTER - YOUTUBE - INSTAGRAM

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